Lutto e menopausa: quando una perdita incontra una fase di profondo cambiamento.
Aug 06, 2026
Il lutto è una delle esperienze più universali e allo stesso tempo più intime che possiamo attraversare e, triste a dirsi, può non riguardare soltanto la morte di una persona amata.
Possiamo vivere un lutto anche dopo la fine di una relazione, la perdita della salute o del lavoro, l’allontanamento di un’amicizia importante, la morte di un animale, un trasferimento, l’abbandono di un progetto o la consapevolezza che una fase della nostra vita si sia conclusa.
In tutti questi casi perdiamo qualcosa che aveva un posto nella nostra identità, nelle nostre abitudini e nell’immagine che avevamo del futuro, per questo il dolore non rimane confinato nei nostri pensieri, ma può coinvolgere il corpo, la qualità del sonno, la veridicità dei ricordi, l’appetito, la capacità di concentrarsi e persino la percezione del tempo.
Quando, poi, una perdita avviene durante la perimenopausa o la menopausa, il suo impatto può sembrare ancora più intenso; in questa fase, infatti, la donna si trova già in una posizione di difficoltà, alle prese con oscillazioni ormonali, disturbi del sonno, vampate, stanchezza, cambiamenti dell’umore e numerose trasformazioni familiari o personali.
In questo caso, quando avviene la perdita, viviamo il lutto mentre il nostro sistema emotivo e fisico sono già sottoposti a una notevole richiesta di adattamento.
Ci troviamo allora di fronte ad una duplice sfida:
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da una parte la necessità di riconoscere la complessità del processo del lutto;
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dall’altra l’importanza di considerare il contesto specifico durante la transizione verso la menopausa.
Prima di entrare nella teoria, però, voglio partire da una scena cinematografica che, a mio parere, riesce a spiegare il lutto con una precisione sorprendente.
Gli Avengers e le cinque fasi del lutto
Non so se gli sceneggiatori lo abbiano mai confermato, ma credo sia difficile pensare che sia un caso.
In Avengers: Endgame, dopo la morte di Natasha Romanoff, Black Widow, i protagonisti si ritrovano a confrontarsi con la perdita di una di loro.
Nella scena vediamo Professor Hulk, Tony Stark, Steve Rogers, Thor e Clint Barton riuniti, sconvolti e addolorati. Ognuno reagisce in modo diverso e, pur trattandosi di una rappresentazione cinematografica, i loro comportamenti sembrano incarnare con straordinaria chiarezza le cinque fasi del lutto descritte da Elisabeth Kübler-Ross.
La scena è costruita con una precisione tale da sembrare un piccolo capolavoro di storytelling: ogni personaggio incarna una diversa risposta al lutto, permettendo allo spettatore di comprendere in pochi minuti un concetto psicologico che spesso richiede pagine di spiegazioni.

La negazione rappresentata da Thor
Thor non riesce ad accettare che Natasha sia davvero morta. Dice:
«Perché ci comportiamo come se fosse morta? Abbiamo le Gemme, giusto? Finché abbiamo le Gemme possiamo riportarla indietro, no? Quindi smettiamola con queste stronzate. Siamo gli Avengers, diamoci una regolata.»
La sua reazione esprime l’impossibilità iniziale di integrare la perdita nella realtà… Se esiste ancora una possibilità, se c’è ancora qualcosa da fare, allora forse la morte non è definitiva.
La mente cerca una via d’uscita da una verità troppo dolorosa.
La rabbia rappresentata da Hulk
Professor Hulk, che in questa fase è una fusione tra Bruce Banner e Hulk e appare solitamente più razionale e controllato, manifesta la rabbia scagliando una panchina attraverso il lago. Non pronuncia un lungo discorso, è il corpo a esprimere ciò che le parole non riescono a contenere.
La rabbia diventa una fisica, una scarica davanti all’impotenza; non può cambiare ciò che è accaduto, non può riportare Natasha indietro, e quella forza senza possibilità di azione esplode nel gesto violento.
La contrattazione rappresentata da Steve Rogers
Steve Rogers esprime la contrattazione quando promette che il sacrificio di Natasha non sarà stato inutile. Non può modificare il passato, ma cerca di attribuire alla sua morte uno scopo e di trasformare il dolore in un impegno.
Se riusciranno a completare la missione, forse il sacrificio di Natasha avrà avuto un significato.
La contrattazione non assume sempre la forma di un vero e proprio accordo e può manifestarsi anche nel bisogno di dare un senso alla perdita o di fare in modo che da essa nasca qualcosa.
La depressione rappresentata da Tony Stark
Tony Stark è solitamente uno dei personaggi più loquaci, ironici e capaci di riempire ogni silenzio, in questa scena, invece, parla pochissimo.
Rimane seduto e sembra interiorizzare completamente il proprio dolore. Il suo silenzio rappresenta la fase depressiva del lutto: il momento in cui la realtà della perdita pesa in tutta la sua gravità e la persona può ritirarsi, chiudersi o non avere più parole.
Non tutti esprimono la tristezza piangendo o raccontando ciò che provano, a volte il dolore si manifesta proprio nell’assenza di parole.
L’accettazione rappresentata da Clint Barton
Clint Barton è colui che ha assistito direttamente alla morte di Natasha e, proprio per questo, sembra essere quello che ha compreso con maggiore chiarezza l’irreversibilità di ciò che è accaduto.
Dice:
«Non possiamo riportarla indietro. Non si può annullare. Non si può. Sentite, so che questa cosa è molto al di sopra delle mie competenze, ma lei non è comunque qui, no? Non si può annullare. O almeno è quello che ha detto il tizio rosso che fluttuava.»
Clint non è sereno e non ha smesso di soffrire, sta semplicemente riconoscendo la realtà: Natasha non può tornare.
Questa è l’accettazione. Riconoscere che la perdita è reale e irreversibile.
E questo non significa affatto approvare ciò che è accaduto o stare bene o dimenticare.
La scena degli Avengers rende evidente un punto importante: persone che vivono la stessa perdita possono reagire in modi completamente diversi. Una cerca una soluzione impossibile, una esplode nella rabbia, una prova ad attribuire un significato al sacrificio, una si chiude nel silenzio e una riconosce la realtà dei fatti.
Nessuna di queste reazioni è, da sola, l’unico modo corretto di soffrire e proprio da questo assunto che vorrei provare a partire…